In Dentro alla comunicazione, Pubblicità, Ufficio stampa

Un articolo di The Indipendent, il quotidiano britannico, di qualche mese fa, rifletteva sul rapporto che sembra crearsi fra PR e giornalismo.  La ‘minaccia’ è quella che le agenzie di PR  stiano entrando direttamente in contatto con i lettori e i vari pubblici senza più confrontarsi con il giornalismo, arruolando nei loro staff giornalisti.

Le agenzie PR,  avevano bisogno, una volta,  di passare attraverso il giornalismo per convogliare i loro messaggi verso la massa, ora sembrano sempre più circumnavigare i media tradizionali per giungere direttamente al loro obiettivo. E’ questa la denuncia del quotidiano.  Le tradizionali linee di confine fra PR, consulenza, pubblicità e diffusione si stanno confondendo.  C’è il bisogno di un nuovo ibrido di impiegato dei media? che combini compiti editoriali e di relazione per raccontare al cliente quella che The Indipendent definisce “publicitage”.

Per portare qualche esempio: hanno fatto un balzo dal giornalismo alle agenzie di PR Richard Sambrook (BBC News),  Stefan Stern( giornalista economico di grande influenza), David Yelland (The Sun), John Waples (The Sunday Times), Peter Barron (Newsnight), Darren Waters (BBC), Rav Singh (fra i più noti nel campo dello spettacolo).

Fenomeno rivelato e monitorato, al momento solo in Inghilterra. A qualche mese di distanza dall’articolo di The Indipendent, ne tratta anche PRWeek, una delle maggiori testate online nel campo delle Pubbliche Relazioni ed, persino, è stato avviato un corso per “giornalisti-PR” dal National Council for the Training of Journalists.

Perchè questo spostamento? Il giornalismo è in forte mutamento, senza dubbio: il rischio della perdita lavoro, la mancanza di prospettive di carriera, il calo della diffusione dei giornali, i ricavi pubblicitari sempre più bassi e molta concorrenza  prodotta dall’online, sembrano essere motivazioni valide a questo spostamento. Dall’altro lato le attività delle agenzie PR crescono.  C’è chi afferma che i giornalisti possano essere i migliori PR, infatti hanno senso della notizia, conoscono bene cosa interessa un giornalista.

Azzardo a dire che la figura del giornalista non andrà sparendo, forse metterà la sua esperienza a favore di un’azienda. Il meccanismo funzionerebbe perfettamente se ogni consumatore/lettore/cliente fosse pienamente consapevole della fonte della notizia che gli arriva. In un’epoca in cui tutto è permesso sarebbe più onesto credere a un giornalista che è dichiaratamente al servizio di un’azienda che ad uno che per un campione omaggio scrive un articolo. Dove sta l’onestà? Chi è ‘venduto’ fra i due?

Ma in Italia è tutta un’altra storia… ci sono giornalisti che confezionano perfetti articoli pubblicitari senza dichiararli tali e addetti stampa che scrivono trattati noiosi che non attirano l’attenzione di nessuno. Le linee di confine sono ancora ben più confuse.

Fermo restando che in Italia, in UK, nel mondo,  lavorano ottimi giornalisti e ottimi addetti stampa e alle PR che distinguono benissimo le loro aree di azione.

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