In Dentro alla comunicazione

muzak

La musica è parte della vita di tutti. Nei luoghi pubblici, nei ristoranti, all’interno dei bar, nella sala d’attesa del dentista, in aeroporto, ovunque si viene “investiti” da un suono. “Investire” è il termine che meglio esprime l’onda d’urto, fatta di jingle pubblicitari, tormentoni musicali e suoni, che pervade ogni luogo. Leggere il giornale al bar non è più possibile, la radio è accesa e assordante. I grandi magazzini, se non hanno la loro radio interna, che astutamente inserisce qua e là musichette pubblicitarie, trasmettono come “sottofondo” le ultime hit musicali al massimo del volume. Le commesse escono dal lavoro non solo stanche ma anche stordite.

La musica è pervasiva. Non si tratta più di piped music, musica da sottofondo, quella che nei locali fumosi serviva a creare l’intesa, quella che nelle sale d’attesa si sentiva quasi sussurrata. Ora è diversa, ad alto volume, aggressiva in ogni occasione e luogo. La massima “perversione” si è raggiunta con la musica di attesa al telefono cellulare. Al posto del classico “tu-tu” propone l’ultima hit distorta. La musica per essere apprezzata va scelta, desiderata non subita. Vanno scelti anche momento e luogo in cui ascoltarla. Questo non sembra più possibile.

È stato coniato un termine per definire tutto questo: Aural Pollution, inquinamento acustico. Muzak, la musicaccia , termine nato in Gran Bretagna per descrivere l’insieme insopportabile di brutta musica è il suo predecessore. L’esistenza di ben due termini a definire il fenomeno significa solo una cosa: l’inquinamento acustico è fatto certo. Dal momento in cui è definito il fenomeno va contrastato. Nascono così siti, blog e quant’altro è utile per diffondere il più possibile la volontà di contrastare l’aural pollution.

La mobilitazione via internet è già in atto, per esempio, il sito inglese: www.nomuzak.co.uk che oltre a dispensare consigli, indica una lista completa di luoghi da evitare. Perfino la tecnologia sta studiando nuove soluzioni, come le casse unidirezionali, tramite cui il suono è diffuso con precisione millimetrica, come un fascio di luce. Così ad una scrivania, al tavolino di un bar ognuno ascolta ciò che gli piace senza obbligare altri a subire.

La muzak è come un cattivo odore. Entrereste in un ristorante dove c’è un terribile odore? Perché allora bisogna subire una musica terribile?

Comments
  • vero

    hai proprio ragione… è tutta la mattina che i miei vicini ascoltano rock a tutto volume, sembra di essere a un concerto!!

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