In Dentro alla comunicazione

maldestri-al-cellulareMilano, 6 novembre 2014 – Siamo il secondo Paese più imbranato d’Europa nell’uso di cellulari. In Italia è un’ecatombe di smartphone. Il 39,8% degli Italiani ha dichiarato di averlo danneggiato in circostanze fortuite almeno una volta negli ultimi due anni.
Più “imbranati” di noi – e davvero di pochissimo – sono i Greci, che nel 40% dei casi ha danneggiato i dispositivi.
E’ quanto emerge da una ricerca effettuata per la prima volta in assoluto e condotta a livello europeo da SquareTrade®.

Tra i diciotto Paesi presi in considerazione, dopo la Grecia e l’Italia, è la Spagna a “conquistare” lo scalino più basso di questo scomodo podio con una percentuale di “spagnoli maldestri” pari al 38,9%. Gli europei meno distratti, o quantomeno con la mano più ferma, sono i polacchi: solo il 24,3% del campione ha dichiarato di aver subito danni accidentali allo smartphone.

Per quanto riguarda le abitudini degli Italiani, qualcuno si stupirà a apprendere che il posto sicuro per eccellenza, la nostra cara vecchia casa, è il luogo dove in realtà si consuma silenziosa ogni giorno una vera e propria strage di telefonini. E’ proprio sotto il tetto domestico che per distrazione o fatalità avviene il 48% degli incidenti. Zone rosse e pericolo elevatissimo in camera da letto (30% degli incidenti) e la cucina (20%).

Anche al di fuori delle mura domestiche, siamo tremendamente distratti: ci allacciamo le cinture e ripartiamo dimenticando però lo smartphone sul tetto della macchina. Lo ha confessato a SquareTrade® il 20% degli italiani che hanno danneggiato il proprio cellulare.

Siamo pure maldestri, al 17% del campione italiano è capitato di far cadere il telefonino nella toilette.

“Gli smartphone sono diventati nostri compagni inseparabili in ogni minuto della giornata. Con l’utilizzo intensivo che ne facciamo è ovvio che il rischio di rotture accidentali aumenti in maniera significativa e nelle situazioni meno attese.” – ha commentato Kevin Gillan, direttore generale di SquareTrade® per l’Europa – “Il problema è che questa tendenza si traduce poi in costi crescenti di riparazione e sostituzione con tempi di attesa talvolta molto lunghi e
disagi considerevoli da sopportare.”

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