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Qualche tempo su if&blog parlavamo di Muzak, ovvero la musica fastidiosa e invadente di sottofondo, quella che non vorremmo mai sentire. Lo scorso 23 luglio per la prima volta, dopo quindici anni di onorata carriera musicale, gli Aires Tango si sono esibiti all’Arena del Mare del Porto Antico di Genova. Il concerto, organizzato dall’Associazione Culturale Gezmataz,  comprendeva sonorità fra il jazz e il tango, e ha lasciato il pubblico a bocca aperta, compresa me, che ho gusti musicali piuttosto confusi.

Durante la meritata pausa Javier Girotto, sassofonista argentino, ci ha deliziati con il racconto del loro primo vero concerto a Roma, che aveva come scenografia niente meno che i Fori Imperiali. Sfortunatamente l’occasione coincideva con ben altre iniziative, per cui proprio di fianco al palco era previsto un torneo di pallavolo. Tra un pezzo e l’altro, il povero Javier è stato apostrofato dall’arbitro di una partita, che gli ha chiesto, nemmeno troppo cortesemente, di abbassare il volume, perché la musica sovrastava il suono del suo fischietto. Questione di punti di vista, certo, ma l’atmosfera è stata ulteriormente minacciata dallo smontaggio delle reti, dal passaggio del furgoncino della nettezza urbana e, ultimo ma non ultimo, dai commenti di un signore di passaggio. Questo, mentre i musicisti credevano di ricevere almeno un complimento, si è preso la briga di riferire le seguenti parole: “Mi avete veramente urtato, non mi sono mai sentito così male sentendo della musica… E lei, alla sua età, non si vergogna di soffiare dentro quel piffero?“.

haringFortunatamente gli Aires Tango non si sono scoraggiati e hanno proseguito per la loro strada, ma l’anedottoto ci porta a ragionare su cosa sia, prima di tutto, la comunicazione. Posto che i partecipanti sono due, chi lancia il messaggio e chi lo riceve, perché la comunicazione abbia successo, le due entità devono cooperare. In assenza infatti di cooperazione comunicativa, il messaggio, sia esso fatto di musica, parole, pennellate, immagini etc., sarà disturbato da un “rumore” e sarà recepito in modo errato, o non recepito per nulla. La predisposizione a ricevere un messaggio, cioè ascoltare, è fondamentale nella comunicazione.

Anche per questo la sovrapposizione di troppe informazioni, o anche di registri comunicativi, equivale a dire “nessuna informazione”. Può essere piacevole visitare una mostra con la musica del nostro iPod nelle orecchie, gustare una bella cenetta romantica con un’orchestra di archi che interpreta Bach, ma di certo risulta eccessiva una pagina internet che affianca video, animazioni, musica, testo e immagini. Lo diceva in sintesi Mies van der Rohe, un grande architetto tedesco: less is more.

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