In Pubblicità, Ufficio stampa

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Chi vive e lavora a Milano dedica una parte della sua giornata agli spostamenti. Utilizzare i mezzi pubblici offre sempre qualche vantaggio rispetto all’automobile, soprattutto se il tragitto viene vissuto come spettatori, e non solo come viaggiatori muniti di biglietto.
Centinaia di facce, belle e brutte, i Rom che impongono le note dei loro violini a chi ancora non ha preso il caffè, gli elicotterini radiocomandati, gli accendini luminosi e le gigantografie di freddi modelli o di calde spiagge, pronte ad accoglierci.

Ma se proprio non si è in vena di entrare in connessione con il flusso, è sempre possibile munirsi del proprio periodico gratuito, City, Leggo e compagnia bella, utile come scudo, e filtro per le prime luci del mattino.
Proprio su City, una delle rubriche più futili, e credo anche una delle più lette, si chiama “Ti vedo tutte le mattine…“, una piccola bacheca dove affiggere anonimamente i propri messaggi personali, diretti ad altrettanto anonimi lui&lei. Si trovano parole del tipo: “piazza abbiategrasso, beppe ma dove sei finito??“, oppure “Ci siamo incrociati in Porta Genova, mi hai vista in lacrime e mi hai sorriso. Ti ringrazio“. Ecco fatto, chiunque può riconoscersi, o restare in disparte come curioso osservatore.

L’idea è stata ripresa, e opportunamente sfruttata, dall’agenzia pubblicitaria KleinRusso, che per l’azienda milanese ATM ha messo a punto una campagna niente male, declinata secondo il concept del “creative sharing“. Si tratta di manifesti che catturano l’attenzione con un’immagine pulita e di carattere istituzionale, dato lo sfondo arancione che è anche colore di brand ATM. Una sola frase, con grandi lettere in font lievemente retrò legge ad alta voce i pensieri nascosti, ad esempio: “le loro mani si sono sfiorate appena, per caso. i loro volti si sono guardati. c’è voluto qualche istante prima che timbrassero il biglietto“. Il claim è: “una storia di civiltà è come una storia d’amore.” subito seguito dal memento: “ricordati di convalidare il biglietto.”.

La sensazione è immediata: ci sentiamo osservati, in modo duplice. Cerchiamo tra la folla uno sguardo meno discreto, qualcuno che forse ci sta fissando. Ma temiamo anche lo sguardo del temuto controllore: siamo in possesso di un valido documento di viaggio?

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